Contributo di Maria Angela Guzzardi

Prenatal Antimicrobic use and Early Chialdhood Body Mass Index

Cassidy-Bushrow AE, Burmeister C, Havstad S Levin AM, Lynch SV, Ownby DR, Rundle AG, Woodcroft KJ, Zoratti EM, Johnson CC, Wegienka G.

Int J Obes (Lond). 2018 Jan;42(1):1-7. doi: 10.1038/ijo.2017.205. Epub 2017 Aug 17.

Uso prenatale di antibiotici e indice di massa corporea nella prima infanzia

Abstract

Contesto. Numerose evidenze scientifiche indicano che l’uso di antibiotici si associa ad un maggiore indice di massa corporea (IMC) nei bambini, e che alterazioni del microbiota intestinale potrebbero essere alla base di tale relazione. Tuttavia, i dati sulla relazione tra esposizione prenatale ad agenti antimicrobici e il rischio di obesità infantile sono molto limitati.

Obiettivo. Studiare la relazione tra esposizione prenatale ad agenti antimicrobici, inclusi antibiotici e antifungini, e indice di massa corporea nei bambini all’età di 2 anni.

Metodi. Lo studio è stato condotto su 527 bambini nati tra Settembre 2003 e Dicembre 2007, residenti nell’area urbana di Detroit, e reclutati nella coorte WHEALS (Wayene County Health, Environmental, Allergy and Asthma Longitudinal Study). Informazioni sull’utilizzo di farmaci antimicrobici in gravidanza sono state ricavate dalle cartelle cliniche. Il peso e l’altezza dei bambini sono stati misurati all’età di 2 anni, e sono stati utilizzati per calcolare gli z-score e i percentili di IMC secondo le tabelle americane. La condizione di sovrappeso/obesità è stata definita come IMC > dell’85mopercentile.

Risultati. Durante la gravidanza, 303 (57%) e 101 (19.2%) donne hanno fatto uso di antibiotici e di antifungini, rispettivamente. L’esposizione prenatale ad antifungini non è associata all’IMC dei bambini, al contrario, l’esposizione prenatale agli antibiotici è associata ad un maggiore IMC (z-score 0.20±0.10, p=0.046) all’età di 2 anni. Inoltre, tale associazione è statisticamente significativa se l’uso di antibiotici avviane nel primo o nel secondo trimestre di gravidanza, e indipendente da sesso, peso alla nascita, tipo di parto e tipo di allattamento, e covariate materne quali età, razza, livello di istruzione e IMC pregravidico. L’uso di antibiotici durante il solo terzo trimestre di gravidanza non si associa ad un maggior rischio di sovrappeso nella prole a 2 anni.

Conclusioni. In conclusione, l’uso prenatale di antibiotici, ma non quello di antifungini, si associa ad un maggior rischio di sovrappeso nella prole a 2 anni. I primi due trimestri di gravidanza costituiscono il periodo più critico.  Ulteriori studi sono necessari per capire se tale associazione sia mediata da alterazioni del microbiota materno e/o infantile. Pertanto, l’esposizione prenatale agli antibiotici costituisce un fattore di rischio modificabile per ridurre il rischio di l’obesità infantile e, potenzialmente, il rischio di sovrappeso e obesità nell’età adulta ad esso associato.

Commento

Secondo i dati pubblicati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’utilizzo di antibiotici è raddoppiato nell’ultima decade, e circa il 70% dei neonati riceve almeno una dose di antibiotico nei suoi primi 1000 giorni di vita. I primi 1000 giorni di vita includono le fasi dello sviluppo fetale e i primi 2 anni di vita post-natale, e sono descritti come un periodo di grande vulnerabilità ma anche di grandi opportunità di prevenzione e promozione della salute (https://www.unicef-irc.org/article/958-the-first-1000-days-of-life-the-brains-window-of-opportunity.html). Per questo motivo, tutti i fattori a cui il bambino è esposto durante i sui primi 1000 giorni di vita possono avere un ruolo importante nel determinare il rischio di malattia nella vita futura. Gli autori di questo studio riportano un’associazione positiva tra l’uso materno di antibiotici nei primi due trimestri di gravidanza e il rischio di sovrappeso nei figli all’età di 2 anni. In particolare, essi individuano nei macrolidi la classe di antibiotici che conferisce un maggior rischio. Quello riportato è uno studio osservazionale, e i meccanismi alla base di tale associazione vengono solamente ipotizzati. È plausibile pensare che alterazioni del microbiota intestinale del bambino, sia dirette che mediate da modifiche del microbiota materno, possano predisporre il nascituro ad un aumentato rischio di dismetabolismo e obesità. Infatti, dati di letteratura dimostrano che l’uso di antibiotici determina un’alterazione del microbiota intestinale e che la riduzione della diversità microbica o variazioni nell’abbondanza di alcune specie microbiche sono associati ad alterazioni di pathways metabolici legati ad obesità e resistenza insulinica. È inoltre stata descritta una relazione tra microbiota intestinale materno e colonizzazione microbica dell’intestino nel neonato, in particolare in seguito a parto naturale. Oltre al microbiota, l’esposizione prenatale agli antibiotici nelle prime fasi della gravidanza potrebbe modificare lo sviluppo e la funzione della placenta, e lo sviluppo del sistema endocrino del feto.

Uno dei maggiori limiti dello studio è dato dalla difficoltà di reperire informazioni accurate sul numero, tipologia, e periodo di assunzione di antibiotici durante la gravidanza. Qui i dati sono stati reperiti dalle prescrizioni riportate in cartella clinica, in altri studi è stato chiesto alle donne di ricordare quali farmaci avessero utilizzato durante la gravidanza. Tale limite metodologico potrebbe spiegare, in parte, le differenze tra i risultati descritti in letteratura, inclusi una simile relazione tra esposizione prenatale agli antibiotici e indice di massa corporea a 7 [Mueller NT IJO 2015, Mor A IJO 2015], ma non a 3 e 4 anni di età [Poulsen MN Obesity 2017]. Inoltre, non sono riportate informazioni sui motivi per i quali i farmaci siano stati prescritti. Questo costituisce una confondente importante, poiché gli agenti infettanti stessi, e non solo gli agenti antimicrobici, attraverso analoghi meccanismi, potrebbero essere associati ad un aumentato rischio di obesità nella prole.

Maria Angela Guzzardi

2019-05-29T18:33:46+01:00

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