E’ mancato Nazario Melchionda, Professore associato di Endocrinologia, Direttore dell’Unità operativa di Malattie del Metabolismo e Disturbi del comportamento alimentare del Policlinico S. Orsola fino al 2009, per anni direttore della scuola di specializzazione di Scienza dell’alimentazione dell’Università di Bologna, ma soprattutto uno dei padri nobili indiscussi dell’obesiologia italiana e europea.  Fondatore, Segretario e Presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Obesità (1992-2000) poi confluita nella SIO.  Chairman della Task Force Obesità Italia che ha realizzato per la prima volta nel 1999 le LiGio, Linee Guida Italiane Obesità, antesignane degli attuali Standard di Cura SIO-ADI.

La sua lunga esperienza nel campo della patologia metabolica lo ha portato a definire una strada innovativa nella terapia cognitivo-comportamentale dell’obesità e della sindrome metabolica quando tanti parlavano ancora in termini moralistici dell’obesità e delle patologie correlate. La complessità del problema relativo al Disease management della sindrome metabolica lo ha spinto a collaborare con altri medici specialisti, dietisti, psichiatri, educatori, psicologi dello sport, unendo forze e risorse per creare il network di specialisti della salute capaci di affrontare l’attivazione di percorsi educativi specifici. E’ stato fra i primi a renderli presenti nel settore della medicina pubblica, a rendere evidente la necessità di una formazione a 360° gradi per le patologie metaboliche. Molti obesiologi italiani debbono a lui il loro “imprinting” nell’approccio alle persone affetta da obesità e moltissimi pazienti con sindrome metabolica debbono alla sua visione ed alla sua determinazione la modifica permanente dei loro stili di vita mediante tecniche avanzate di Educazione Terapeutica erogate nell’ambito del SSN.

Infaticabile nel promuovere con ogni mezzo la causa della qualità delle cure delle persone affette da obesità, ha dedicato gli anni più recenti della sua attività scientifica a studiare la “food addiction” nei disturbi del comportamento alimentare associati all’obesità.

Da innovatore ha compreso la necessità di salvaguardare la salute a lungo termine cercando la promozione di una nuova gastronomia che non penalizzasse appetibilità e buon gusto. Un progetto che portasse in clinica competenze non ancora codificate nel Sistema Sanitario Nazionale, ma che Nazario viveva come indispensabili per la medicina delle malattie metaboliche. Allo stesso tempo, la percezione che una sana attività fisica è medicina essa stessa, al punto da applicarla a se stesso, con attenzione scrupolosa e metodica, fino a diventare maratoneta: famose le sue partecipazioni alla maratona di New York e a diverse maratone nel deserto. Amico, maestro, medico, riposi in pace.

Maria Letizia Petroni, Nicola Villanova

Bologna, 27 Aprile 2020

Nazario Melchionda è morto all’alba del 27 aprile 2020. Era nato nel 1939. Laureato in Medicina, specialista in medicina interna e in scienza dell’alimentazione, dal 1983 è stato professore di endocrinologia all’Università di Bologna Alma Mater.

È stato tra i fondatori e i presidenti della Società Italiana per lo studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA) e della Società Italiana per l’Obesità (SIO). Ha collaborato alla nascita di Eating and Weight Disordersventicinque anni fa.

Autore di un gran numero di pubblicazioni scientifiche, dai primi anni ‘70 si è dedicato allo studio dell’obesità e dei comportamenti alimentari. A quel tempo, l’obesità era considerata solo l’effetto della golosità e della scarsa volontà delgli individui. Il rischio associato di morbilità e mortalità non era attribuito all’eccesso ponderale ma alla concomitanza di eventi morbosi. La terapia era la dieta. In dissonanza con queste convinzioni, alcuni giovani ricercatori e clinici avanzavano idee diverse, facevano ricerca sui rischi dell’eccesso di peso, sulla distribuzione del tessuto adiposo, sulle alterazioni del metabolismo, sui diversi fenotipi dell’obesità, e sulla possibilità di nuovi approcci terapeutici. Una grande attenzione è stata rivolta ai rapporti fra obesità e comportamenti alimentari. I disturbi dell’alimentazione e della regolazione del peso corporeo sono apparsi subito come due facce di una stessa medaglia. Nazario era uno di quei ricercatori. Ha dedicato a quel campo di studio attività clinica, ricerca, insegnamento. Negli ultimi anni ha approfondito soprattutto lo studio della food addiction. Abbiamo lavorato insieme per vari decenni, legati da un forte rapporto di amicizia e di stima.

Nazario Melchionda ha avuto anche altri interessi. È stato un maratoneta, ha corso a New York e nel deserto. Ha costruito opere figurative caratterizzate da uno stile metaforico e surreale.

Ha conosciuto e amato profondamente il jazz e in tutto, dal lavoro alla musica, ha profuso una passione impetuosa.

Sabato 7 dicembre 2019, pochi mesi prima di morire, con un gruppo di giovani musicisti del Conservatorio, ha organizzato a Bologna, nella Chiesa del Santissimo Salvatore, una straordinaria performance artistica.

Lo ricordiamo così, immerso in quelle immagini e in quei suoni.

Addio, caro amico.

Ottavio Bosello e Massimo Cuzzolaro

Ciao Nazario, te ne sei andato in fretta ed in silenzio, senza un saluto, cosa che non è mai stata nel tuo stile. Mi mancherai, ci mancherai. Mi mancheranno le nostre infinite discussioni e anche le nostre litigate. Sì, perché, nonostante il grande affetto che ci ha legato, con te non è mai stato facile andare d’accordo. Le    nostre discussioni ed i nostri litigi sono però serviti, non solo a farci crescere come uomini, come scienziati e come medici, ma anche e, soprattutto, hanno contribuito a far crescere la materia oggetto della nostra passione: il sapere sull’obesità e sui disturbi del comportamento alimentare. Abbiamo condiviso innumerevoli obbiettivi, molti dei quali raggiunti proprio grazie alla caparbietà di entrambi. Non ho mai messo in discussione la tua mente geniale né gli obbiettivi che ci ponevamo insieme, ma piuttosto la tua irremovibilità nel voler percorrere strade difficilmente percorribili. Non eravamo soli; agli inizi delle nostre rispettive carriere all’università avevamo costituito un sodalizio con altri due amici con la A maiuscola, esponenti della scuola madica veneta, con i quali ci ritrovavamo regolarmente per discutere, organizzare ed alla fine condividere sempre obbiettivi e strategie.

Tra le innumerevoli, “epiche” discussioni tra noi, dove ognuno voleva aver ragione,  ne ricordo, in particolare, una all’inizio degli anni ’80, quando insegnavo neuropsicofarmacologia e quando, di ritorno da un breve soggiorno negli Stati Uniti, in cui ebbi Il piacere di conoscere e collaborare con Michy Stunkard  e con John Blundell, proposi al gruppo di amici di cominciare a studiare e introdurre un approccio psicoterapeutico all’obesità, ricevendone in risposta un assoluto diniego. L’obesità è materia esclusiva della Medicina Interna, mi fu detto senza mezzi termini. Allora organizzai un convegno ed editai un volume chiedendo la collaborazione anche di una giovane psicologa italiana , che avevo conosciuto in America e che, oltre ad essere molto preparata in materia, era anche fornita di tanta grazia e di tanto fascino. Grazie anche alla sua complicità tutti – compresi i chirurghi – cominciarono a prendere in considerazione l’approccio psicoterapeutico a partire proprio da te,  Nazario, gastroenterologo, che da allora lo hai proposto come il principale approccio della terapia dell’obesità.

Ciao Nazario, ti prego non cercare di riorganizzare a modo tuo anche il Paradiso!

Ti voglio bene

Michele